venerdì, giugno 27, 2008

Fonte: http://www.beppegrillo.it/
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venerdì, giugno 13, 2008
I soj tornat di estàt
I SOJ TORNAT DI ESTÀT
PENSIERI, IMMAGINI, TESTIMONIANZE SUI LUOGHI E SULL’OPERA CASARSESE DI
PIER PAOLO PASOLINI
CASARSA DELLA DELIZIA
11 GIUGNO – 31 AGOSTO 2008
I soj tornàt di estàt.
E, in miès da la ciampagna,
se misteri di fuèjs!
e àins ch'a son passàs!
(Pier Paolo Pasolini)
Ritornare d’estate a Casarsa. Pier Paolo Pasolini lo racconta nella poesia Febbraio e racconta il mistero della natura e del tempo che passa, nel mezzo della campagna casarsese.
E proprio un invito a tornare d’estate, nei luoghi e nella memoria pasoliniana, viene fatto dal Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa della Delizia che propone, dall’ 11 giugno al 31 agosto 2008, un’importante mostra fotografica e una serie di eventi collaterali.
Inaugurerà domenica 15 giugno, alle ore 18, e verrà ospitata nelle sale rinnovate di Casa Colussi, sede del Centro Studi, la mostra fotografica I soj tornat di estàt: i luoghi casarsesi di Pier Paolo Pasolini, nelle immagini di Piergiorgio Branzi, Elio Ciol, Frank Dituri, realizzata in collaborazione con il CRAF di Spilimbergo, presentata da Walter Liva. La mostra raccoglie gli sguardi e i linguaggi diversi di tre maestri della fotografia su un paesaggio attraversato dal vissuto e dall’opera del poeta casarsese: un viaggio nel tempo, tra la memoria di un passato prossimo che persiste ancora nel presente e un presente remoto della memoria che solo le immagini possono tramandare. E dalle stanze della casa, in cui ancora aleggia la presenza di Pasolini, alle vie di Casarsa, ai luoghi simbolici della sua poetica (Versutta, il cimitero vecchio di S.Giovanni, la ferrovia), lo sguardo si allarga progressivamente a quel paesaggio di “temporali e primule”, alle vigne, ai gelsi, alle acque, a quei cieli “pallidi, impalpabili e vastissimi” o carichi di ombra e nuvole scure. La mostra fotografica I soj tornat di estàt, con le immagini di Piergiorgio Branzi, Elio Ciol e Frank Dituri presenta quegli aspetti della campagna casarsese e dei paesi vicini, da sempre sotto gli occhi di tutti, che il gesto poetico di Pasolini ha saputo isolare e collegare in un preciso carattere, un sentire che ancora oggi è fonte di turbamento e appello a una gioia dolce e selvaggia.
Tra memoria e presente, tra rievocazione e testimonianza, si muove anche la serie di incontri che fa da cornice alla mostra e che si terranno sempre a Casa Colussi: mercoledì 11 giugno, alle ore 21, nell’incontro Il paesaggio riconosciuto, Emilio Rigatti e Francesco Vallerani confronteranno i luoghi dell’esperienza pasoliniana con quelli attuali, identificando la permanenza della bellezza e le trasformazioni dovute al veloce sviluppo tecnologico e industriale. Giovedì 19 giugno, sempre alle 21, sarà la volta de I luoghi della poesia, con Fernando Bandini e Novella Cantarutti che, tra memoria della poesia e poesia della memoria, rivisiteranno l’esperienza letteraria nella luce della lingua e dell’invenzione artistica di Pasolini, con il contributo di Piera Rizzolatti, alla quale sarà anche affidata la guida della conversazione di martedì 24 giugno, alle 21, con Paolo De Rocco e Nico Naldini, dove il paesaggio offrirà lo spunto per un confronto tra la rievocazione dell’esperienza e la salvaguardia dei suoi significati storici e simbolici.
I soj tornat di estàt avrà un altro evento collaterale assolutamente inedito: nella stessa giornata di inaugurazione della mostra, domenica 15 giugno, alle ore 15, con partenza dalla Chiesa di S.Rocco, viene realizzato, in collaborazione con l’Associazione Primavera ’90, un viaggio in bicicletta sui luoghi pasoliniani, viaggio che avrà un’introduzione di Alessandra Montico e una significativa conclusione di Ovidio Colussi, per illustrare quanto della memoria pasoliniana è oggi concretamente presente nell’area casarsese.
I SOJ TORNAT DI ESTÀT
PENSIERI, IMMAGINI, TESTIMONIANZE SUI LUOGHI E SULL’OPERA CASARSESE DI
PIER PAOLO PASOLINI
A CURA DEL
CENTRO STUDI PIER PAOLO PASOLINI
IN COLLABORAZIONE CON
CRAF – CENTRO DI RICERCHE E ARCHIVIAZIONE DELLA FOTOGRAFIA
REGIONE AUTONOMA FRIULI VENEZIA GIULIA
PROVINCIA DI PORDENONE
COMUNE DI CASARSA DELLA DELIZIA
Collaborano:
Comune di S.Vito al Tagliamento
Associazione Primavera ‘90
Associazione La Beorcja
INFORMAZIONI:
Centro Studi Pier Paolo Pasolini
Telefono: 0434.870593
info@centrostudipierpaolopasolinicasarsa.it
www.centrostudipierpaolopasolinicasarsa.it
ORARI MOSTRA:
Martedì-venerdì: ore 15-18
Sabato: ore 16-19
Domenica: ore 10-13 e 16-19
Lunedì chiuso

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giovedì, giugno 05, 2008
Ieri sera era seduta accanto a me, alla mia destra, in chiesa.
E’ rimasta rannicchiata tutto il tempo, ferma e composta per tutta la durata del rosario, come una bambina alla quale avessero appena insegnato che in chiesa non si parla e si sta fermi.
Con i vestiti alla buona, i calzini corti con i sandali e le gambe premute una sull’altra.
La prima volta che l’ho vista è stato giovedì scorso, quando mi hanno avvisata che mio nonno stava male e sono andata a trovarlo a casa (“male” non era una novità, da almeno un anno a questa parte. Diciamo “aggravato”); non lo vedevo da qualche mese.
Emilia è la sua badante e ha un nome che mi ricorda tanto la protagonista di quel bellissimo film di Castellitto, non ti muovere : Italia.
Emilia è romena e come tante altre nella sua situazione, adesso che “è rimasta senza lavoro”, non ha un posto dove tornare.
Chissà che fine ha fatto la sua famiglia? Mi pare sia divorziata e che i figli siano rimasti in Romania, come accade spesso in questi casi.
Chissà cosa spinge una donna, non più giovanissima, ad abbandonare il suo Paese, i figli, per cercare chissà cosa altrove?
Per andare a fare un lavoro che ormai nessuno vorrebbe più fare, neanche certi specialisti qui in Italia, probabilmente : accudire gli anziani gravemente malati.
E con una pazienza, una dolcezza, un’ umanità che nessuno ti chiede nel contratto di lavoro e che non è mai scontato trovare, come chiunque abbia avuto questa esperienza avrà constatato tante volte.
Siamo tutti troppo egoisti per pensare ai nostri nonni, ai nostri genitori, una volta che invecchiano.
E io mi sono sentita se possibile ancor più egoista, ancora più cattiva, ingiusta e in colpa, ieri sera, a starle seduta accanto.
Più piccola, ecco. Forse anche ipocrita.
Credo che la vera ricchezza di una persona, la sua vera forza, il suo valore, siano spesso inversamente proporzionali a quello che si vede da fuori.
E da fuori, Emilia, è una donna come se ne vedono tante nel nostro Paese : povera, consumata, impaurita e straniera.
Oggi c’è il funerale e da domani probabilmente cercherà un altro posto dove andare.
Ecco, a me piacerebbe che la gente riflettesse un po’ di più sulla condizione degli stranieri in Italia.
E con questo non intendo dire che bisogna giustificare chi ammazza e chi ruba, tutt’altro.
Ma dico semplicemente che non tutti gli stranieri che sono qui siano automaticamente dei delinquenti : meglio ripeterlo perché per troppe persone non è un pensiero così scontato, purtroppo.
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martedì, giugno 03, 2008
Almeno ha smesso di soffrire, come si dice in questi casi.
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martedì, maggio 27, 2008
Seguendo tutti i giorni i telegiornali nazionali, ammaestrati dallo Stato, oltre a farmi venire un po’ di mal di stomaco, mi capita di fare anche alcune considerazioni. In questi giorni, ad esempio, sto riflettendo sul tipo di messaggio che i ragazzini possono ricevere dai mass-media. Io ho imparato (da un’educazione cattolica, che non ho voluto; oltre che da una moralità che per fortuna credo di avere sempre posseduto) che non si deve uccidere, mai. Ascoltando però tutto quello che succede al mondo, e anche nelle nostre province senza spostarci di tanto, il messaggio che percepisco è invece questo: non si deve uccidere, a meno che qualcuno ti rubi in casa e tu becchi il disgraziato in flagrante. Non bisogna uccidere, a meno che non si tratti di un gruppo di rom che invadono il “tuo” territorio; non si uccide mai, a meno che non si indossi una divisa e quella ti dia il diritto di fare qualunque cosa, tanto resti intoccabile. Non si deve mai uccidere; a meno che tu non sia un mafioso (e questo, naturalmente, non esclude i politici. Solo che, essendo anch’essi intoccabili, noi poveri e comuni mortali non verremo mai a sapere di molti crimini). E non è detto che i ragazzini (perché, per certi adulti è diverso?) capiscano e imparino che essere mafiosi (e/o politici) sia male. Non si deve uccidere, a meno che non ti capiti di guidare ubriaco o drogato –o tutte e due le cose- oppure senza patente (perché sei minorenne) e male che vada te la cavi con sei mesi di carcere. Continuo? Ecco, io penso che prendendo a campione questi casi, si capisca facilmente che in un Paese dove la giustizia non esiste, tutto il resto, tutta la scala di valori, viene meno e, quando viene meno, non c’è limite al caos. Alla criminalità, al razzismo, a tutto il male di cui noi umani, vera specie animale, siamo capaci.
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venerdì, maggio 23, 2008
Come si può parlare di Fabrizio De Andrè senza il timore di essere retorici, fuori luogo e ripetitivi? Non posso fare a meno di chiedermi quale strano destino mi impedisca di conoscere certi geni se non solo dopo la loro morte (in alcuni casi anche molti anni dopo : Pasolini, solo l’ultimo esempio). In questo caso ho “scoperto” De Andrè solo l’anno scorso grazie ad un amore tanto sbagliato quanto impossibile. De Andrè è come un liquido caldo sparato nelle vene che entra in circolo molto lentamente per far sì che non solo l’organismo ne tragga beneficio, ma l’anima intera. Le sue canzoni, la sua musica, la poesia intrisa in quelle parole, fanno di lui un cantautore magico. Penso sia stato (e sia ancora) una figura ingombrante : questa è la sensazione che ho avuto ieri sera guardando il dvd del suo ultimo concerto, nel quale suonavano e cantavano anche i suoi figli. Insomma, in un passato ipotetico, di De Andrè avrei voluto essere amica, forse amante; forse lo si potrebbe desiderare come padre. Ma che fatica deve essere per i loro figli, un padre così enorme. Come si fa a sopravviverne? A parte la vita privata, sulla quale non mi interessa soffermarmi, penso che quella pubblica l’abbia riempita egregiamente. Era un perfezionista della musica e lo si capisce immediatamente capitando dentro ad un suo concerto, anche ora. Ogni pezzo è un qualcosa di prezioso, di inestimabile, curato nei minimi particolari. La sua musica era arcaica, senza tempo, e quindi mai di moda e mai fuori moda. Eterna. Nei suoi pezzi ci sono echi del medioevo, di musica popolare. E c’è Genova. E il mare. In alcuni pezzi (non solo quelli cantati in genovese) pare di camminare tra i suoi carruggi, di sentire l’aria salmastra accarezzarti il viso, sotto una brezza leggera. E dire che io non ho mai visto Genova! E’ la sua stessa voce ad essere evocativa, non solo i testi e le parole. La sua voce, ecco: quel timbro così caldo e profondo, che fa venire la pelle d’oca. Mi piacerebbe metterla sul comodino, la sera, e lasciare che mi parli finchè mi addormento, e poi ritrovarla lì la mattina, ancora a parlare…

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giovedì, maggio 15, 2008
Le fragole sono mature!
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martedì, maggio 13, 2008
Domenica sera Gino Strada era ospite di Fazio a che tempo che fa.
Conosco “emergency” (l’associazione umanitaria senza scopo di lucro di cui Strada è uno dei fondatori) più per sentito dire che per aver mai seguito o approfondito le sue opere.
Eppure mi è bastata quell’intervista, domenica sera, e vedere le immagini degli ospedali costruiti in Paesi violentati dalla guerra, per capire meglio di cosa si tratta e rendermi conto di quanto l’associazione abbia bisogno del sostegno di tutti noi.
Mi è bastato guardare negli occhi di Gino Strada per intuire gli orrori di cui è testimone ogni giorno : orrori commessi da questa bestia chiamata “uomo” sui suoi simili.
Mi è parso di intravedere nella sua espressione l’umiltà di chi non chiede niente per sé stesso, ma di chi si fa mezzo per aiutare gli altri, anche a discapito della propria vita.
Di chi conosce, insomma, il reale significato di parole come “solidarietà” ed “altruismo” (non uso la parola “umanità” perché per me è intrisa solo di significati negativi).
Gino Strada ha parlato di come la sua associazione si avvalga di alcuni diritti fondamentali per l’uomo : il diritto di assistenza medica gratuita per qualunque individuo.
Inutile fare riferimenti alla nostra sanità o a quella di altri Paesi, sarebbe un discorso fuori luogo in questo post.
Ma penso che Emergency meriti veramente l’aiuto di tutti noi, anche per i nostri interessi.
Io ho deciso di devolvere all’associazione il mio 5 per mille.
Dal sito, www.emergency.it :
Nei conflitti contemporanei il 90% delle vittime sono civili.
Ogni anno la guerra distrugge la vita di milioni di persone nel mondo.
Emergency è un'associazione italiana indipendente e neutrale, nata per offrire assistenza medico-chirurgica gratuita e di elevata qualità alle vittime civili delle guerre, delle mine antiuomo e della povertà.
Emergency promuove una cultura di solidarietà, di pace e di rispetto dei diritti umani.
L'impegno umanitario di Emergency è possibile grazie al contribuito di migliaia di volontari e di sostenitori.
Emergency decide i suoi interventi basandosi su due criteri: l’effettivo bisogno della popolazione di assistenza medico-chirurgica specializzata e la scarsità o la mancanza di altri interventi umanitari analoghi nel paese.
Emergency costruisce e gestisce
- ospedali dedicati alle vittime di guerra, alle emergenze chirurgiche, a terapie specialistiche in aree che ne sono prive,
- centri per la riabilitazione fisica e sociale delle vittime delle mine antiuomo e di altri traumi di guerra,
- posti di primo soccorso (FAP, First Aid Post) per il trattamento immediato dei feriti,
- centri sanitari per l'assistenza medica di base.
Emergency
- forma il personale locale secondo criteri e standard di alto livello professionale;
- attua interventi umanitari di assistenza ai prigionieri in contesti connessi a situazioni di conflitto;
- realizza progetti di sviluppo nei paesi in cui opera.
Come sostenere Emergency: http://www.emergency.it/menu.php?A=004&SA=021&ln=It
C'è un modo di contribuire alle attività di Emergency a favore delle vittime della guerra e della povertà che non costa nulla: devolvere il 5 per mille della propria dichiarazione dei redditi a Emergency.
Come fare
1. Compila la scheda CUD o del modello 730.
2. Firma nel riquadro indicato come “Sostegno delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale, delle associazioni di promozione sociale...”
3. Indica nel riquadro il codice fiscale di Emergency:
971 471 101 55
Anche chi non deve presentare la dichiarazione dei redditi può comunque richiedere la scheda al datore di lavoro o dell’ente erogatore della pensione e consegnarla (compilata e in busta chiusa) a un ufficio postale, a uno sportello bancario, che le ricevono gratuitamente, o a un intermediario abilitato alla trasmissione telematica (CAF, commercialisti, etc.). Sulla busta occorre scrivere DESTINAZIONE CINQUE PER MILLE IRPEF e indicare cognome, nome e codice fiscale del contribuente.
Emergency riferirà dell'impiego dei fondi devoluti con il 5 per mille attraverso la sua rivista e questo sito internet.
« Io non sono pacifista. Io sono contro la guerra. »
(Gino Strada, Intervista a Che tempo che fa)
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mercoledì, aprile 30, 2008
Siamo alle porte di un nuovo nazismo. L’elezione di Berlusconi e, soprattutto, di Bossi da parte della gran parte dei cittadini italiani è, secondo me, il campanello d’allarme del razzismo dilagante e crescente che spopola ovunque nel nostro Paese. In pratica, secondo il comune credo del popolo, noi saremmo la “razza superiore” e gli extracomunitari i subumani. Sembra fantascienza, invece è la realtà. I telegiornali e i giornali (nazionali e regionali) ormai non mancano di dare la notizia di un omicidio o di un qualsiasi altro reato commesso da un extracomunitario, preferendo omettere (o “dimenticare”) gli omicidi e i reati che commettiamo (ormai ogni giorno) noi intoccabili italiani. Sarà anche vero che il crimine è aumentato negli ultimi anni (ed è probabilmente destinato ad aumentare), ma trovo sia un’assurdità terrificante affermare che la colpa sia solo degli extracomunitari -clandestini e non- che vivono in Italia. L’intolleranza ormai è diventata una costante in tutti. La cosa assurda è che il razzismo è “praticato” anche da chi si dichiara cattolico : ecco, mi piacerebbe molto capire, da parte di queste persone, come fanno ad accettare una simile contraddizione e a portarla avanti senza crisi di coscienza. Secondo il pensare comune (che non mi appartiene), non c’è alcuna differenza tra l’aggettivo “criminale” e il sostantivo “extracomunitario”, come se significassero la stessa cosa. Io non sostengo in assoluto il contrario di tutto questo ma dico una cosa diversa : io penso semplicemente che ci siano extracomunitari buoni e intelligenti e che molti siano vittime dell’intolleranza di noi italiani, e altri meno buoni o dei veri e propri criminali. Allo stesso tempo penso ci siano italiani buoni, eccetera, ed altri criminali. Quello che vorrei sapere (ma che nessuno ancora ha saputo spiegarmi) è la differenza sostanziale tra un extracomunitario che uccide un italiano (o un suo connazionale in Italia) –e non mi interessano qui i motivi- e un italiano che uccide un altro italiano, magari un suo familiare, o un extracomunitario. Siccome io sono evidentemente limitata, vorrei che qualcuno mi facesse capire la differenza, ecco. Se non capiamo la differenza tra la parola “criminale” e la parola “extracomunitario” e se non impariamo soprattutto a scinderle, come possiamo pretendere di migliorare questo mondo?
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giovedì, aprile 24, 2008
Le città del 25 aprile
(dal Blog di Beppe Grillo del 18 Aprile 2008)
Voi siete Beppe Grillo. Ragionate con la vostra testa. Prendete in mano questo Paese. E' il vostro Paese. Non abdicate ai vostri diritti. L'informazione è un diritto. Vi è stato tolto.Per questo siamo ridotti così. Solo atttraverso una libera informazione l'Italia tornerà un Paese libero, bello, splendente come nel Rinascimento. Io ci credo, credeteci anche voi.
Il 25 aprile è un'occasione per dire ai partiti, alle banche, alla Confindustria e a Testa d'Asfalto che in Italia comandano i cittadini. Che l'informazione deve essere al servizio della democrazia, non dei gruppi di potere. I partiti non hanno mai fatto una legge contro il conflitto di interessi. Domandatevi il perchè. Per beneficenza? O perchè con una libera informazione sarebbero spariti TUTTI, TUTTI, il giorno dopo per non farsi prendere a calci nel culo dagli italiani.
In alto i cuori. IIl 25 aprile in 400 città italiane ci sarà la raccolta delle firme per i referendum per una libera informazione in un libero Stato. No all'ordine corporativo dei giornalisti, al finanziamento pubblico di un miliardo di euro all'anno all'editoria, alla legge Gasparri sulle radiotelevisioni. 400 città con musica, informazione, giovani e vecchi per una giornata di festa. Il 25 aprile prendete la pillola rossa. Cercate la vostra città nell'elenco (VEDI BLOG DI Grillo : http://www.beppegrillo.it )
V2-day, 25 aprile, per un'informazione libera:
1. Inserisci le tue foto su www.flickr.com con il tag V2-day
2. Inserisci tuoi video su www.youtube.com con il tag V2-day
3. Sostieni il V2 day
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